LIBRI IPDG

Alcuni libri fanno da sponda al progetto IPDG: sono l’esito, l’enzima o la prima scintilla di una costellazione semantica di parole-chiave: collasso, immaginario, sopravvivenza, estinzione, animismo, complessità, cartografia, romanzo, mitopoiesi, cosmogonia, epica, paesaggio, animalità… Segnano un percorso, additano tracce, forniscono un primo repertorio narratologico per scrivere e resistere nell’Antropocene.

Storie della Grande Estinzione, a cura di Antonio Vena e Matteo Meschiari, è un progetto-libro del collettivo TINA che ha coinvolto oltre un centinaio di persone tra scrittori e illustratori. Il tema del libro è l’Antropocene in ogni sua possibile accezione, dunque come catastrofe sociale, economica, ambientale, come costruzione di shock cognitivi e culturali, d’immaginario. È l’influenza spagnola del 1919, l’invenzione del taglio cesareo, il crollo delle città-stato nell’Età del bronzo, Fukushima, Seveso, le Guerre Greco-Gotiche del VI secolo d.C., l’uscita nelle sale di The Day After, la crisi dei rifugiati in Libia, la peste di Atene, la cattura di Unabomber. Storie della Grande Estinzione sviluppa 150 scenari narrativi del passato, del presente e del futuro, di visioni e ritratti. Lo scopo è duplice: ricordare a tutti che la pace economica e climatica dell’Occidente contemporaneo è solo una lunga parentesi passeggera; esplorare l’immaginario collettivo per avviare e incoraggiare una nuova riflessione su narrazione, letteratura e invenzione. 150 microromanzi e 50 illustrazioni per capire come sopravvivere ai tempi dell’Antropocenene.

  • Copertina flessibile: 300 pagine
  • Editore: Aguaplano (novembre 2020)
  • Collana: Blaupause

Questo pamphlet è per chi vuole capire l’Antropocene usando l’immaginazione. In mezzo a visioni mute o invecchiate, in mezzo al collasso ambientale e al crollo dei saperi, non possiamo limitarci a immaginare l’Antropocene come una semplice distopia apocalittica. Quali alternative abbiamo? Quali tecniche possiamo ancora recuperare dal cumulo di detriti delle civiltà? L’idea che sta alla base di questo anti-manuale narrativo è semplice: scrivere nell’Antropocene non è una prerogativa riservata ai soli autori in cerca di storie attuali, ma è una pratica democratica, accessibile a chiunque, dove il linguaggio e l’immaginario sono strumenti centrali per inventare un “altro mondo” per tutti. Le riflessioni su generi narrativi, animalità, creature fantastiche, spazio onirico e tempo in frantumi sono altrettante zone di lavoro per costruirsi un kit di sopravvivenza poetica: comunque sarà l’Antropocene, dovremo imparare raccontare storie forti e convincenti, per insegnare a un bambino come si fa a resistere alla durezza del mondo, per dare speranza alla nostra tribù, per costruire una visione del dopo alla portata dei nostri sogni. Come in un’Ars poetica delle origini, il volume si chiude con un’antologia di frammenti esemplari. Bisogna mettersi a scrivere. Farlo nell’Antropocene ha le sue regole.

  • Copertina flessibile: 132 pagine
  • Editore: Armillaria (21 settembre 2020)
  • Collana: #lge
  • ISBN-13: 978-8899554392

In che modo l’immaginazione può salvarci concretamente dal collasso ambientale? Quali pratiche possiamo escogitare per riaccendere nell’uomo un immaginario atrofizzato? Qual è l’efficacia del pensiero utopico, delle narrazioni fantastiche, del romanzo di anticipazione? Che ruolo hanno gli scrittori e gli artisti? E la gente? L’Antropocene ha generato una svolta antropologica irreversibile, determinando la nascita di un nuovo immaginario collettivo. Al centro di tutto c’è la messa in discussione del posto dell’uomo nel cosmo. L’imminenza della catastrofe, lo spirito di allarme che i mutamenti ambientali portano con sé, il senso di sempre maggiore precarietà sociale stanno producendo una vasta narrazione cosmologica che abbiamo appena cominciato a mappare. Ma prima di escogitare delle nuove tecnologie di sopravvivenza, che cosa si può fare di concreto? Come hanno fatto i nostri antenati a resistere a condizioni di vita critiche? Che nesso c’è tra immaginario e resistenza? In un pamphlet a cavallo tra antropologia politica, teoria letteraria e pensiero militante, Matteo Meschiari articola un nuovo paradigma: fiction is action.

  • Copertina flessibile: 90 pagine
  • Editore: Armillaria (24 ottobre 2019)
  • Collana: #lge
  • ISBN-13: 978-8899554347

Neanderthal, revenant, ragazzi selvaggi. Un libro brutto, pieno di brutte storie, di brutte facce. Un anti-Facebook non per raccontare il web-spazzatura ma per seguire le vie carsiche dell’immaginario contemporaneo. Perché circondarci di “mostri” ci ha fatto perdere di vista il grande disegno, e perché una teoria del complotto condita con un po’ di filosofia non può più bastare. Nel complotto è sempre questione di un “loro”, mentre qui i produttori d’immagini e di trappole visuali siamo noi, da utenti ad agenti di collaborazione, da cercatori di spazi liberi ad artigiani conniventi di antispazi. Che cos’è un antispazio? E se l’invenzione dell’Altro fosse anzitutto l’invenzione di un Altrove, di un paesaggio virtuale dove fuggire, dove rinchiudere i cattivi o eliminarli? E se le immagini anomale che produciamo fossero un autoritratto in negativo per farci un lifting individuale e sociale? E gli animali, che cosa c’entrano? dove sono finiti? Un breviario minimo di resistenza iconica per decostruire le affabulazioni di massa e la retorica buonista di certa controcultura alla moda.

  • Copertina flessibile: 148 pagine
  • Editore: Pleistocity Press (17 agosto 2015)
  • ISBN-13: 978-1516944620
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