Geografie immense dell’albero

Branches, combing the sun, laughing at gravity, still unfolding. Something moves at the base of the motionless trunks. Nothing. Now everything. This, a voice whispers, from very nearby. This. What we have been given. What we must earn. This will never end. Richard Powers, The Overstory. 1. Radici Gaston Bachelard, ne La poetica dello spazio,Continua a leggere “Geografie immense dell’albero”

A cosa servono i selvaggi?

George Landow, in Hypertext. The convergence of contemporary critical theory and tecnology (1992), a un certo punto fa riferimento alle modalità narrative degli abitanti delle isole Trobriand. In particolare sta pensando a ciò che scrive Dorothy Lee: Un Trobriandese non parla di strade che connettono due punti o che vanno da un punto a unContinua a leggere “A cosa servono i selvaggi?”

Geografie senza ghiaccio

Si sciolgono. Stiamo perdendo ghiacciai alpini, banchise polari, scudi glaciali. Ma che cosa stiamo perdendo con il ghiaccio? Certamente paesaggi, ecosistemi, specie, ma anche un immaginario complesso, un’ecologia della mente in cui i ghiacci della terra hanno svolto per l’uomo, dal Paleolitico a oggi, una funzione cognitiva e poetica fondamentale. Fondamentale, ma non evidente. GastonContinua a leggere “Geografie senza ghiaccio”

Tristis est anima mea

Disclaimer: inevitabili spoiler, parti dello svolgimento, colpi di scena, affrontano temi rilevanti ed evocano parole chiave. La serie TV 8 Tage (Otto giorni alla fine, 2019), diretta da Michael Krummenacher e Stefan Ruzowitzky, è una produzione Sky Germany a budget ridotto. La computer graphic della sigla è decisamente scarsa ma viene compensata dalla colonna sonoraContinua a leggere “Tristis est anima mea”

Antropocene Fantastico: un’anteprima

Oggi, 21 settembre 2020, esce il cartaceo di Antropocene Fantastico. Dalla Premessa: “Primo luogo possibile. Una ragazza o un ragazzo di 30.000 anni fa entra in una grotta profonda. La lampada a grasso vacilla, moltiplica rilievi e cavità, ombre e brillamenti degli accidenti rocciosi, crepe. Le dita sulla pietra viscida seguono i solchi delle unghiateContinua a leggere “Antropocene Fantastico: un’anteprima”

Predatori e prede: ragionare sugli archetipi

Tutto comincia in un tempo in cui la mente umana non era neanche un’idea, ma la mente umana viene direttamente da lì, da un’immensa savana cognitiva piena di cacciatori e cacciati. Il sistema nervoso di tutti i cordati ha codificato nei recettori e nei riflessi un catalogo di azioni/reazioni per fuggire e inseguire, per prendereContinua a leggere “Predatori e prede: ragionare sugli archetipi”

Un posto tranquillo

Siamo tutti d’accordo su un fatto: il Canone, qualunque cosa esso sia, scontornato o definito, allusivo o programmatico, è alla fine un dispositivo di controllo dell’immaginario tanto rudimentale quanto inefficace. Per esistere, un dispositivo del genere non ha bisogno di essere predeterminato, pre-voluto, prefabbricato. Piuttosto, è qualcosa di autogenerato in un ecotopo in cui adContinua a leggere “Un posto tranquillo”

L’isola dei maiali

A cosa serve la Nature writing? In che modo l’esperienza della Wilderness, abbastanza surclassata dal problema-Antropocene, è ancora una questione narratologica primaria? Perché la traduzione di uno spazio geografico in spazio testuale rimane un fatto centrale nell’agenda di chi scrive all’epoca del collasso? Alla periferia della mappa, della palude di Grendel, ci sono autori che,Continua a leggere “L’isola dei maiali”

Epica e Tempo: Tenet

C’era una volta un narratore di storie future che non raccontava solo storie future ma che forniva istruzioni per l’uso, per orientarsi nel presente. Chi si aspettava da lui l’intrattenimento di accattivanti storie future non si metteva nelle condizioni per capirle e magari si lanciava in critiche che erano come un boomerang: affermazioni identitarie “contro”Continua a leggere “Epica e Tempo: Tenet”

Come si usa un saggio?

Le liste dei must-read prescritte dalle scuole di scrittura italiane si assomigliano terribilmente tra loro. Non tanto perché i classici sono classici (e in fondo sono sempre quelli) o perché l’idea locale di romanzo non va molto più in là del Settecento euro-americano. Occasionalmente, certo, come riflesso delle personali idiosincrasie del “maestro”, si può trovareContinua a leggere “Come si usa un saggio?”