Catena degli errori

Wie ein Schauspiel, das gar kein Ausgang. Das Ende aller Dinge, I. Kant.

La fine del mondo sta arrivando. Adesso tocca a te.” Le prime quindici vite di Harry August. Claire North

  1. “Manny, sali in macchina o morirai“, dice il protagonista di War of the Worlds (2015). Manny lo conosce, probabilmente sono vicini, stessa classe sociale, stesso isolato, Tom Cruise ha in casa un motore V8, ha una muscle car in garage, Manny è un meccanico del suo quartiere, Manny rispetta Tom Cruise e rimette in moto il monovolume proprio seguendo i consigli di Cruise eppure non segue il consiglio più importante: non sale in macchina, non scappa. Pensa al proprietario della macchina che lui deve riparare, pensa alle conseguenze se non consegna la macchina, ha un etica professionale, è il custode, non il proprietario. Manny non sale in macchina, non fugge, morirà pochi secondi dopo. Serve una snap decision che Manny non prende. Perché Manny non sale in macchina.
  2. La Catastrofe si rivela in un giorno, in un momento speciale. Il Congresso è in seduta congiunta, la popolazione generale è in ferie, all’aperto a fare barbecue, le autostrade sono intasate, i grandi magazzini affollati, il raccolto nella fascia del grano, di soia, di riso previsto tra pochi giorni, le nazioni sono stanche alla fine di una lunga guerra o ancora in armi, la lunga pace sembrava essere eterna. Arriva manifesta al Superbowl, la finale della Coppa del mondo, il giorno del Ringraziamento, Natale, l’insediamento di un presidente dopo un’elezione tormentata. Guardando l’opera di fiction c’è il rischio di un confermative bias. In realtà è il calendario contemporaneo ad essere colmo, riempito, di giorni speciali. La Catastrofe non può sbagliare, non c’è un giorno buono per apparire.
  3. 15 gennaio 1990, le comunicazioni telefoniche a lunga distanza di New York si interrompono, il software della AT&T va in crash per nove ore. È il Martin Luther King Day. Cominciano gli eventi IRL narrati da Bruce Sterling in Giro di vite contro gli Hacker (Mondadori, 2004). L’idea di una complessa massa di soggetti inquirenti è che si sia trattato di un attacco. L’obiettivo di una serie di indagini è la Legion of Doom. Ignoranza, pregiudizio sulle controculture, giurisdizioni concorrenti, leggi non aggiornate, corsa ai bilanci si accumulano. Idea, apparenza, nessuna prova che non si sia invece trattato semplicemente di un problema dei sistemi. Si comincia male. Nel 1983 esce WarGames e certamente agenti del Secret Service e delle procure distrettuali sono stati tra gli spettatori al cinema. “The crash created a large dark cloud of suspicion that would color certain people’s assumptions and actions for months. The fact that it took place in the realm of software was suspicious on its face. The fact that it occurred on Martin Luther King Day, still the most politically touchy of American holidays, made it more suspicious yet.
  4. L’ambito temporale è quello solito: due minuti nel futuro, il presente del futuro interrotto, l’oggi fluido nella fine dell’Olocene. Molti chilometri ma non abbastanza dal monte Rainer – Stato di Washington, IRL, Wikipedia lo indica come uno “tra i sedici vulcani più pericolosi al mondo”- si trova Greenloop. Non una cittadina e neanche un villaggio quanto una sorta di eco-comunità post-suburbana: otto case intorno a un edificio centrale con intorno centinaia di migliaia di acri di foresta millenaria. Pannelli solari, biogas per riscaldamento e le cucine, predisposta al minimo human footprint, connessione internet via fibre ottiche ad alta velocità, rifornimenti alimentari via drone, ampie finestre panoramiche, nessun cane permesso -potrebbero disturbare e aggredire la fauna selvatica-, nessuna recinzione. Greenloop non è un’ecofortezza come neanche una comunità survivalista. La abitano una selezione di umanità dell’alta borghesia: un antropologo, una modella influencer, un’anziana artista di sculture in vetro da una stampate 3D, alcuni bambini, esperti di diritto tributario. Come la civiltà suburbana è nata dalla possibilità della guerra nucleare, l’insediamento eco-tech di Greenloop è l’avanguardia di comunità like-minded che vogliono riavvicinarsi alla Natura per distaccarsi dal caos percepito della civiltà della tarda urbanizzazione. Qualcosa succede e nessuna di queste è una catastrofe naturale: il presidente è un idiota, gli Stati Uniti sono impegnati in una guerra in Venezuela, il monte Rainer erutta, nessuno a Greenloop, al contrario degli abitanti nell’area intorno al vulcano Katla, ha un telefono satellitare. Il resto è cronaca dell’orrore della dissonanza cognitiva riportata nel diario della protagonista Kate Holland. Gli abitanti di Greenloop si ritrovano prima isolati, poi assediati, poi prede di una presenza che si adatta alle nuove condizioni ambientali: una tribù di Gigantopitechi. Ne Il massacro del Monte Rainer (titolo originale Devolution: A Firsthand Account of the Rainier Sasquatch Massacre, infelicemente tradotto/menomato) Max Brooks cambia mostro ma rimane e affina la sua critica allo stato della negazione collettiva. L’autore è estremamente chiaro: il mondo in World War Z come gli abitanti di Greenloop si ritrovano a subire la Catastrofe per bias, inerzia, distacco dalla realtà, la Civiltà del Denial. Agli estremi dello spettro politico la comunità di Greenloop -una forma di nomen omen- e i suprematisti survivalisti del Broke jaw Ranch ritratti in Fear the Walking dead subiranno una fine estremamente simile.
  5. Deve esserci uno o più geni della situational awareness. Paul Shepard direbbe che in chi è più spiccata naturalmente si ritrova un dono degli ancestors. Max Brooks, autore nel mondo di World War Z, si ritrova 10 anni dopo l’Evento X, a intervistare i sopravvissuti. In quel mondo, come nel nostro, è l’autore di Zombie Survival Guide. Probabilmente è per quello, insieme alla fortuna nel percentile dell’apocalisse, insieme alla necessità narratologica di un narratore -il plot armor più resistente della storia delle narrazioni- ad avergli permesso di sopravvivere e raccogliere le testimonianze. In Devolution tra gli abitanti c’è un antropologo, la sua casa è piena di libri ma sembra nessun manufatto. Sembra esperto di culture africane, ha scritto libri sulla cultura e warfare degli Zulu. Non è lui che però si accorge di come la lancia Impi sia così simile alla dotazione di base del legionario romano e non è lui a capire che i segnali, la progressione nei comportamenti dei Gigantopitechi non è una sofisticata forma di comunicazione. Non sono segnali pacifici, che intelligenza e natura non sono istituti culturali, l’antropologo è convinto che la natura sia buona per sé, un meme del pensiero che copre tutto il resto. Il perturbante arriva e i personaggi, quasi tutti, non comprendono i segni e le loro azioni si aggiungono alla catena degli errori. Quasi nessuno è un NPC, tutti compongono i segnali in modelli, quasi nessuno fa quello che ex post andrebbe fatto. Qualcosa si è rotto sul fronte interiore. Il risveglio, il momento di lucidità, i geni del sapiens si riattivano quando il percentile dei morti è devastante.
  6. Il genere distopico prevede immense quantità di energia. Controllo di massa realizzato, costruzioni imperiali, guerre infinite. Non sappiamo come si è arrivati allo stato del mondo descritto in 1984. Per trovare una catena degli errori bisogna cercarla nella non fiction di Orwell, Omaggio alla Catalogna: così si perde una guerra. Antoine Volodine e i suoi altri e altre, scrittore di altra epoca ovvero la nostra, non scrive distopici. L’entropia narrativa domina i tentativi dell’umano di creare un paradiso, il controllo è impossibile, le guerre si spengono, le costruzioni culturali cadono come quelle degli ingegneri rivoluzionari, il momento di evolversi o de-evolversi è arrivato. Ogni attentato, guerra, amore, rivolta è un anello nella catena degli errori verso il postumano.
  7. C’è un cambiamento culturale e materiale mostrato in Devolution, uno che è nelle cucine, nel comportamento degli umani, nella struttura delle logistica allo stesso tempo, in diversi luoghi. Pochi giorni dopo l’eruzione del Rainer cominciano delle rivolte del cibo. Nel mondo immaginato da Brooks la spesa di beni alimentari è day-by-day, così l’offerta di cibo nei supermercati. Si mangia soprattutto fresco, cibo sano, riduzione degli sprechi, tutto possibile grazie a una struttura logistica efficiente: dalla fattoria al negozio in un giorno. Nelle case di Greenloop le dispense contengono al massimo cibo per 10-14 giorni, l’offerta di cibo a lunga conservazione è estremamente ridotta. Cibi freschi, riduzione dello spreco, il magazzino è un fattore di inefficienza. Fiducia nel futuro, poi i droni smettono di fare consegne. Il primo supermercato potrebbe essere su Marte. Molti anelli nella catena si chiamano neoliberismo.
  8. The Calculating Stars di Mary Robinette Kowal.1952, un meteorite distrugge la costa occidentale degli Stati uniti, dando il via a un conto alla rovescia: il previsto climate change renderà presto impossibile l’agricoltura per troppi anni. La catastrofe accelera le particelle di cui è composta la società. La protagonista Elma York, ebrea, genio della matematica, già pilota durante la Seconda guerra mondiale, comincia una battaglia per la parità tra i sessi in un’America maschilista, ancora segregazionista, impegnata nella Guerra fredda. Tutto quello che impedisce la mobilitazione della specie, tutte le risorse, tutti gli asset, corpi e menti, verso un obiettivo comune è un danno incalcolabile. Sono gli Einstein costretti in ambienti arretrati, valore umano inestimabile, di cui parla Stephen J. Gould. Nel castello sotto assedio, mentre la campagna brucia e l’estate sembra senza fine, tutti combattono.
  9. C’è una catena degli errori, parole e azioni sbagliate si combinano per evocare demoni. La loro evocazione è già cominciata, i segni e le pratiche sono ovunque, buoni e cattivi contribuiscono a crearla. In Ucraina i bancomat non funzionano, la corrente elettrica salta; il sistema di fatturazione di una serie di raffinerie viene hackerato, si formano code ai distributori, uomini e donne diventano meme mentre trasportano benzina in sacchetti di plastica. Comincia in un Martin Luther King lontano e continua. This Is How They Tell Me the World Ends: The Cyberweapons Arms Race, scritto da Nicole Perlroth, lei persona che diventa personaggio nell’underworld di hacker e mercenari, lei che si aggira tra buzzword e sale conferenze dove si hackerano Iphone e vendono e comprano gli strumenti della cyberwar e le parole, pezzi di codice, per far entrare demoni dell’attacco cinetico nella realtà.
  10. Raccontami quindi di viaggi nel tempo. Avanti e indietro lungo la catena degli errori c’è uno scorrere che può essere solo narrativo, così la Mostar in Devolution ritorna a quello che era una volta per diventare quello che serve sia adesso, ancora assediata, ancora una volta mentre il velo della civiltà si strappa mentre eppure sembrava un solido muro; non possedendo il repertorio esperienziale di Mostar anche Kate Holland attraversa, c’è un congegno genetico che si attiva, come una tribù di bambini cacciatori di mandrie in Anna. Tornano indietro per andare avanti, avanti e indietro lungo la catena tutta la vicenda in un futuro che accelera ed è tutto il senso del fantastico ne Le prime quindici vite di Harry August. Raccontami ancora di viaggi in altri pianeti. Adolescenti, I figli del Diluvio di Lydia Millet, guardano l’acqua tra foglie e petrolio, odori mai sentiti eppure non sorprendenti, intorno animali selvatici feriti dall’uragano, corpi e parti; un giorno e sono in un nuovo mondo. Nicole Perlroth cammina in affollate sale conferenze, quasi identica a Jane Smith di Hummingbird Salamander, Nicole e Jane si aggirano come particelle tra altre, viaggiano, parlano si scontrano e qualcosa delle leggi della fisica però è cambiato: si sta progettando accidentalmente un nuovo pianeta. Che già c’è.

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