Escapismo

Full of spoilers di Greenland (2020), 8 tage (2019), Demonologia rivoluzionaria e Remembrance of Earth’s Past di Cixin Liu, Soft apocalypse di Will McIntosh.

“… e trasformano l’astronomia in una astrologia dell’Armageddon” Laura Tripaldi in Demonologia rivoluzionaria (NOT NERO editions, 2020).

Questa transizione e trasformazione è illustrata in tre eventi rilevanti nella Scala Torino:

– un frammento della cometa Clark non impatta al largo dell’Oceano Atlantico come previsto ma nel sud della Florida in un colpo di scena che da un televisore, in una casa con giardino, in un suburbs di Atlanta, è proiettata alla realtà dei personaggi (Greenland 2020);

– l’asteroide Horus è diretto verso il sud della Francia, la sua kill zone comprende quasi tutta l’Europa occidentale; preghiere, sacrifici umani e un plot armor di dimensioni continentali sposteranno il punto di impatto di Horus nel Kazakistan;

Apophis di Tripaldi e di tutta la biosfera è lassù a tentare di infrangere il sempre più sottile divide tra realtà e fiction.

Nell’opera di fiction, quel prodotto e produzione che manifesta immaginari, l’astrofisica e la sua ingegneristica non è più quella, più o meno realistica, di Armageddon (1998) o Deep Impact (1998), ma un rito apotropaico. Il modello standard non è sufficiente. Nella fiction il fallimento di testate nucleari lanciate contro un NEO o dei “trattori gravitazionali” è diventato un tipo fisso come il rave alla fine del mondo. Come sopravvivere all’Interregno, la cui durata è come la traiettoria di un asteroide fittizio non calcolabile per l’umano ma definibile come scenario tra gli scenari, in un’approssimazione possitopica, è un’urgente questione. Una che alimenta quella tendenza, movimento sociale, soluzione all’evento catastrofico globale, chiamata escapismo.

La questione sul tema è già stata discussa e riprende un lungo e frammentario dibattito sull’escapism fiction ovvero quel complesso di letteratura di “genere” in cui il lettore è in fuga dalla realtà quotidiana. L’accusa di “fuga” faceva chiaramente parte della lotta, sciocca, quanto mai davvero conclusa, tra autori e autrici “letterari” e quelli di genere. Un’accusa brillantemente risolta già da Tolkien come riporta C.S. Lewis in On Science fiction:

That perhaps is why people are so ready with the charge of ‘escape’. I never fully understood it till my friend Professor Tolkien asked me the very simple question, ‘What class of men would you expect to be most preoccupied with, and most hostile to, the idea of escape?’ and gave the obvious answer: jailers. The charge of Fascism is, to be sure, mere mud-flinging. Fascists, as well as Communists, are jailers; both would assure us that the proper study of prisoners is prison. But there is perhaps this truth behind it: that those who brood much on the remote past or future, or stare long at the night sky, are less likely than others to be ardent or orthodox partisans.

Il termine ritorna in tragica quaestio, nel secondo romanzo della trilogia sopracitata di Cixin Liu, The Dark Forest. La rilevanza politica, narrativa ed etica dell’escapismo ne fa uno dei temi centrali dell’opera e partecipa potente al dibattito etico e filosofico nell’Antropocene come interregno ed Era della Catastrofe. La prima flotta di Trisolaris arriverà sul pianeta Terra tra meno di 400 anni. Intanto sofoni extraterrestri impediscono ogni progresso scientifico nella fisica delle particelle causando un futuro interrotto per la tecnologia umana (niente computer quantici, una nanotecnologia primitiva). L’umanità è in pieno shock cognitivo e si chiede il famoso Che fare. Il panico e l’orrore si diffondono e la spinta a che gli sforzi tecnologici possibili siano dedicati alla fuga dal pianeta Terra prima dell’arrivo dei Trisolariani è enorme. Lo spettro dell’escapismo vaga tra la popolazione come tra i ricchi dell’1 % e i loro programmi spaziali privati. Trisolaris è un superpredatore per la civiltà umana e la sua quinta colonna terrestre non vuole che gli umani, fuggendo, si diffondano nella galassia. Le Nazioni unite a questo punto del romanzo mettono fuori legge quella che ormai è una proto-ideologia appunto l’escapismo, una decisione che è un altro tentativo: scacciare il fantasma per esorcizzare il demone:

“Why … why are they doing this?” he stammered.

“Isn’t it obvious? Put a little thought into it, and you’ll realize that escape into the cosmos was never going to work. The critical question is who gets to leave, and who has to stay. This isn’t ordinary inequality. It’s a question of survival, and no matter who gets to leave—elites, the rich, or ordinary people—so long as some people get left behind, it means the collapse of humanity’s fundamental value system and ethical bottom line. Human rights and equality have deep roots. Inequality of survival is the worst sort of inequality, and the people and countries left behind will never just sit and wait for death while others have a way out. There will be increasingly extreme confrontations between the two sides until there’s world chaos, and then no one goes! The UN resolution is quite wise.

Scorrono nella trilogia di Cixin Liu una serie di narrazioni: l’estinzionismo dell’ETO (Earth-Trisolaris Organization) con diversi schieramenti e variazioni al suo interno tra cui il redenzionismo (l’umanità può essere salvate e redenta solo con l’intervento di un potere superiore), il disfattismo, il pacifismo interspecie, un denialism di massa, il bunkerismo, una perversa versione di suprematismo culturale e militare. Tutte queste narrazioni, grandi “fiction” per usare l’espressione di Yuval Noah Harari, avranno delle conseguenze a medio e lungo termine nello svolgimento degli eventi nella saga. La Doomsday Battle e il suo epilogo erano già scritti e prevedibili. Queste narrazioni funzionano, esattamente come nel mondo reale, fino all’impatto con la realtà quando dimostrano appieno il loro potenziale tossico, sedante: precursori della catastrofe in un determinismo narrativo e narratologico. Potremmo non sapere dove e quando cadrà una cometa sul pianeta Terra ma possiamo ragionevolmente immaginare scenari su quello che l’umanità può fare e non farà prima e dopo. Tutte le scene principali della saga di Cixin Liu hanno uno specchio storico, precisamente nella storia politica e militare della Cina, dalle guerre dell’Oppio, allo svolgimento delle diverse guerre civili cinesi alla spedizione di Zheng-He, esemplari per tutta la storia politica e militare dell’umanità nell’Olocene. Da grande conoscitore di storia militare oltre che di letteratura Cixin Liu afferma continuamente, in svolgimento e sottotesto, che non fu lo stato del materiale bellico o la capacità tattica a far perdere alla Cina lo scontro con le potenze coloniali o la scoperta delle Americhe: furono delle parole. L’escapismo è il “costrutto sociale” con conseguenze più profonde e tragiche delle altre. Diventa demone che provoca migliaia di vittime nel caos, un prodotto dello shock cognitivo, una legge mondiale (probabilmente la prima nell’eziologia del processo verso governo mondiale e della terra unificata), uno shift cognitivo d’importanza fondamentale sulla Bronze Age. Escapismo è l’unica narrazione che allo stesso tempo, in momenti diversi della storia, è salvezza e distruzione, un concetto dual use come armi nucleari e nanotecnologia. Evocarla al momento giusto è complesso ed essenziale, e di evocazioni che finiscono in modo tragico la saga è piena. C’è un momento in cui la realtà, o le sue conseguenze, arriva; nel caso dell’escapismo il plateau pre-culturale dell'”inequality of survival” viene superato e la sopravvivenza e poi il destino cosmico dell’umanità è raggiunto. L’escapismo, rectius il suo divieto, entra a far parte di una “gabbia delle norme” per citare l’ultimo saggio di Daron Acemoglu, The Narrow Corridor: States, Societies, and the Fate of Liberty (2019): protegge la tribù, i suoi eversori vanno puniti dal gruppo o dalle minacce esterne, diventa un limite per il progresso.

Rimanere “un altro inverno” è impossibile per i protagonisti superstiti di The Road, così doveva essere per la miriade di popoli che hanno attraversato l’asse euroasiatico verso occidente per secoli. In corso è una lotta tra il drive biologico essenziale dell’essere liberi di camminare su questa terra e versioni più o meno radicali della fiction dell’armed lifeboat in cui la scialuppa sarebbe l’Occidente. In Soft apocalypse il viaggio pluriennale tra catastrofi, normalità e collasso, del protagonista si conclude in un campus universitario trasformato in una comune fortificata con armi non letali ma estremamente efficaci: l’accesso ai nuovi membri è concesso solo con l’assunzione di una nuova droga che induce una fuga dai drive biologici di sopravvivenza e violenza. Elon Musk recentemente ha dichiarato di voler fondare una città su Marte, rinnovando l’idea che sia necessario un “back up” extraterrestre per garantire la sopravvivenza all’umanità oltre, ma soprattutto, a sé stesso. Necessario è leggere bene gli astri narratologici ma intanto due cose sono chiare: l’escapismo sarà un tema e uno ubertrope fondamentale e questo articolo è già troppo lungo per trattare il discrimine e l’etica della sopravvivenza nel romanzo. Discrimine ed etica che non rimangono davvero nelle pagine scritte.

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