Immaginare lo scenario: The Silence – DeLillo del Futuro

Rifiuti e rovine di un futuro possibile si accumulano nel sottosuolo e nello spazio interiore. Ghost operatives si affrontano per prendere possesso di un rischio morale eterno in un filmato con Hitler. La morte è invisibile, dopo un evento X collettivo, quello per l’individuo è casuale, fuori dalla banda osservabile dell’umano. Una setta, in una grotta greca, è vicina, convinta, di avere l’ultima prossimità all’Alfabeto profondo. Da una stella una vibrazione è un messaggio e potrebbe esserlo, c’è una soluzione ma è scavare una buca. La moneta di miliardi, dei triliardi, sfugge alla comprensione umana, in un distacco completo prima dalla società, poi dai suoi sacerdoti. Milwaukee è risparmiata dal fuoco atomico arancione in una guerra che è sul fronte interiore. E ancora, verso il punto in cui la coscienza torna alla Natura. Don DeLillo non scrive nulla che non sia apocalittico. «A scenario is an instrument for exploring possible futures», scrive Eva Horn in The Future as Catastrophe (2018). Ora, presto, The silence: un evento X è evocato, immette energia, uno scenario avvolge i personaggi, ne stabilisce ambiti d’azione e dialoghi, scene vengono create. Come in The Road e altrove lo scenario della catastrofe è la scintilla del motore narrativo.

50 giorni circa all’uscita di The Silence, ora, ancora, attraverso questa attesa che è anche una ragionevole scommessa su un sistema che regge, stampa e consegna libri. Sappiamo della sua opera compiuta e qualcosa del prossimo: 2022, presto, prossimo, domani. Un ormai topico “2 minuti nel futuro”. Un gruppo di amici si riunisce per la domenica del Super Bowl, così come in milioni di case americane. Tra di loro una professoressa di fisica in pensione. Sono in un appartamento a New York, East Manhattan, una di quelle case che si possono comprare negli anni ’70 con sacrifici e stipendio da accademico o con consulenze e contratti con DARPA. Una coppia di invitati sono in volo da Parigi verso New York, un volo che diventa “drammatico”. Ci sono visioni di strade vuote, nell’appartamento si parla della teoria della relatività speciale di Einstein. Al grande evento collettivo se ne aggiunge un altro, catastrofico, uno specchio del movimento, della velocità e dei colori di quello atteso. Gli smartphone (solo quelli?) smettono di funzionare.

«Does technology have a death wish?», scrive in Zero K DeLillo. Sulle dimensioni dell’evento X si può speculare. Lo scenario sullo sfondo è quello di una catastrofe tecnologica non limitata a New York: come già detto/letto qualcosa accade su un volo da Parigi. L’estensione della catastrofe è quindi almeno continentale. Potrebbe essere un evento da rischio catastrofico globale anche se l’aereo con gli ospiti, forse senza navigazione Gps o pilota automatico, riesce, come sembra, ad atterrare. Forse è un ultimo volo. Lo spettro del ground stop dell’11 settembre del 2001 in Stati Uniti e Canada, quello europeo del 2010 per l’eruzione del vulcano Eyjafjallajökull. In una prospettiva a specchio la vista di aerei in volo viene presa come un segno che “le cose” stanno migliorando nella soft apocalypse che precede gli eventi di Borne di Jeff VanderMeer. In The Silence non pare ragionevole pensare a un “semplice” Internet shutdown anche se sappiamo dalle cronache dal Kashmir come dal romanzo Trump Sky Alpha che di semplice non avrebbe nulla ma al contrario molto di accessorio all’oppressione nel primo caso e prodromico all’apocalisse nel secondo. La catastrofe in The Silence e i suoi personaggi è quella del collasso di infrastrutture e sistemi essenziali. Spesso considerato ancillare, successivo, all’evento X in letteratura e cinema, il CISE è il primo vero antagonista ambientale per i personaggi. Le strade della città sono in ordine, gli edifici intatti, da un rubinetto esce (ancora) acqua. Tutto è cambiato però.

L’evento X, nella bolla di forse buio, non si parla nella sinossi di blackout della rete elettrica, ma sarebbe una possibilità, è in ogni caso elemento essenziale. Quanto è profondo, invasivo, sorprendente, lo shock da catastrofe e il silenzio è definito da quello che succede. Con comunicazioni via etere e digitale assenti i personaggi potrebbero essere in una completa nebbia di guerra informativa, limitati alle rispettive soggettive, lasciati a speculare secondo le rispettive esperienze, background, letture. In One second after di William R. Forstchen (2009) gli Stati uniti subiscono un attacco da un agente sconosciuto. Lo scenario è da incubo strategico: un impulso elettromagnetico distrugge e disabilita ogni oggetto e veicolo che ha un chip, un processore, i trasformatori esplodono o smettono di funzionare. Le comunicazioni si interrompono, le automobili “moderne” si fermano per sempre, le luci si spengono e comincia un conto alla rovescia verso il collasso, meglio, una caduta verticale lungo la piramide del collasso. Un esempio di first strike a sorpresa senza possibile deterrenza forse in stato di inferiorità tecnologica; uno scenario da incubo per i nipoti di Herman Kahn nella tecnica e nella strategia dello scenario. L’evento X, in The Silence, è probabilmente globale, la vita, il perturbante digitale si spegne forse lentamente. C’è forse un elogio del silenzio che è John Biguenet e anche un altro passo verso il Punto Omega nella piramide di De Chardin. Come in The Road l’evento catastrofico da nominare ha un senso speculativo; in The Silence un collasso delle reti di comunicazione ha un effetto sui personaggi, impatta sul mondo; il silenzio digitale, gli schermi che tornano a essere quello che sono ovvero black mirror. Nel collasso i saperi, gli interessi, i movimenti, anche dei personaggi di The Silence, si trasformano, tutti, in modo radicale. L’appartamento stesso dove sembra si svolga il romanzo si sta trasformando nelle sue strutture essenziali: nel silenzio digitale, forse senza luce elettrica, un’abitazione moderna ha un crollo della vivibilità, è una casa solo per alcune ore e giorni, poi dovrà essere abbandonata. Un attacco hacker, magari compiuto da una setta religiosa di ultraluddisti è una possibilità ma improbabile. Un’evoluzione di Stuxnet viene rimandato alla nazione padre e impazza? Un crush da software potrebbe essere però funzionale a un lieto fine: c’è un reboot prima che le soglie critiche vengano raggiunte, prima che l’acqua raggiunga i mal posizionati generatori al Superdome di New Orleans. L’occupazione della banda del comprensibile, la sua velocità nell’era digitale potrebbe essere considerato un rischio catastrofico da impedire, proprio nel giorno della finale, del rito conclusivo, del Super Bowl. Il saggio, lo stratega militare come l’Autore, non crede alle coincidenze: il Silenzio proprio nel giorno del Superbowl non è credibile. Forse nel romanzo l’America è, appena entrata, in guerra, una vera e nuova. Un attacco prevede di massimizzare il suo effetto disruptive, quello del Superbowl sarebbe il giorno giusto come il Black Friday di The Division. Invece di procedere a un overflow informativo per confondere, distrarre, polarizzare la popolazione, una guerra sul fronte anche emotivo, il niente. Se un nemico sta attaccando mentre l’America è distratta, eccitata, forse The Silence è la sottostoria di un incubo nazionale rinnovato, quello del declino. Un nemico innominato, asimmetrie che impazzano, Trump che definisce paesi arretrati anche per colpa delle ingerenze americane nella storia come “shitholes”, le pressioni alla caduta dell’Impero, adesso realizzate. Lo sforzo, antistorico, contro una narrativa entropia, nel secolo americano. «How not to end, how not to die, how to prolong this era», scrive Coetzee in Waiting for the Barbarians.

Un evento antropico probabilmente è comunque quello che accade, nominato, svelato o meno; altri possono essere immaginati dalla narrativa catastrofica: una massiccia sindrome di Kessler. Come scrive Neil deGrasse Tyson «basta che un paio di satelliti smettano di funzionare e non è possibile più usare la propria carta di credito». Decine di satelliti nella catastrofe della Sindrome di Kessler potrebbero incapacitare e per molto tempo la subciviltà digitale. C’è anche la possibilità dell’evento X naturale, il più probabile, di portata globale, e forse davvero capace di provocare il silenzio sarebbe un nuovo Carrington Event. Lo spettro, elettromagnetico, l’invisibile che provoca le scottature nei bagnanti, a un diverso livello di energia. Quando leggeremo, se i personaggi del romanzo guarderanno dalla finestra, se vedremo insieme un’aurora boreale, allora sapremo cosa è successo. Il senso del religioso di DeLillo, insieme a un’attenta e profonda lettura dell’opera principale di Teilhard de Chardin (che DeLillo ha certamente fatto con Point Omega) fa però propendere la man-made catastrophe. La protagonista è una professoressa di fisica in pensione, quando i cellulari si spengono, i suoni delle suonerie, prodotti di sound design diventati essenziali all’ambiente, forse ha qualche idea su cosa possa essere successo ma anche questo non è detto: nell’universo di DeLillo siamo un po’ professori di storia del nazismo che non parlano tedesco e da Rumore bianco la fragilità della realtà collettiva non è che aumentata anche per i competenti. Potrebbe essere una simulazione, uno scherzo di chi cerca di plasmare la realtà e rimetterne insieme i cocci della condizione umana nell’adolescenza tecnologica. C’è un disastro di Bhopal in Rumore bianco, l’evento tossico aerobico è mortale e immaginario e il SIMUVAC procede a una vera evacuazione su una realtà simulata.

In ogni caso la portata dell’evento X nello svolgimento di The Silence non può non essere limitato. Un romanzo apocalittico è tale comunque, anche senza l’apocalyptic show. Non una storia di sopravvivenza materiale ma di riassestamento sul fronte interiore, un mettere ordine (nuovo) al processo in cui tutti sistemano la realtà, il narrativo. L’ambito temporale degli eventi narrati sarà quasi sicuramente molto limitato: c’è un romanzo delle prime ore di black out informativo e davvero un altro, della distruzione esterna, se temporalmente si superano alcuni limiti, quello per esempio della già citata sostenibilità della vita umana in ambiente urbano as we know it in un collasso delle infrastrutture essenziali. C’è una verticalità dei temi che verrebbe impedita spingendo i personaggi in uno svolgimento da survival novel. La narratologia impera.

L’IA apocalypse che di molto precede l’inizio della saga sono il fondamento degli eventi di Dune. Scene e dialoghi si scatenano in The Silence dall’evento X. Il suono del mondo cambia, frequenze e note adesso familiari e indispensabili spariscono, lo spettro del percepibile torna quello dei monaci medievali, i ritmi di sonno e veglia quelli del pre-industriale o dei miliardi di persone disconnesse da una rete elettrica. Questo silenzio deve essere un’altra pace, forse una disperata.

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